2013
Luglio
15
Lun
Lunedì, 15 Lug 2013

Marciano, un campione normaleCiao a tutti. Come state? Io benissimo!! Proprio in questi giorni mi sto occupando di una cosa fichissima. Raccogliere storie dove lo Sport Coaching ha fatto la differenza,ed i protagonisti nemmeno se ne rendevano conto.

Già altre volte vi ho proposto storie di uomini che sono andati contro alle loro più grandi paure per realizzare un sogno. E non sto parlando di predestinati, ma di persone “eccezionali” dal punto di vista mentale, piuttosto che fisico.

Oggi è il turno di un campione per caso. Uno che nemmeno voleva praticarlo lo sport dove è diventato un re incontrastato. Stiamo parlando di: Rocco FrancesMarchegiano, ma è meglio chiamarlo col nome che l’ha reso una “leggenda” nella Boxe. Rocky Marciano!!!

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2013
Luglio
08
Lun
Lunedì, 08 Lug 2013

Oggi si inizia a capire a tutti i livelli che per fare la differenza non basta solo il conoscere ma serve molto l'essereSono un coach, mental coach e spesso mi chiedono cosa faccio. Semplicemente rispondo che alleno la mente.

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2013
Maggio
06
Lun
Lunedì, 06 Mag 2013

Vincere col Mental CoachingHo avuto un Flash! Chi ha fatto l’Excellence Coaching sa di cosa parlo (chi non lo ha ancora fatto vada di corsa a iscriversi!).

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2013
Aprile
29
Lun
Lunedì, 29 Apr 2013

Campione senza bandieraNon è detto che un Campione in campo… lo sia anche fuori. Ma quando si trovano persone così, dal mio punto di vista, fanno quel salto in avanti che gli eleva a “CAMPIONE SENZA BANDIERA”, quelli che (a prescindere dalla fede, dalla simpatia…) sono applauditi a prescindere. Leggi tutto

2013
Aprile
23
Mar
Martedì, 23 Apr 2013

Scacco matto alle sconfitte col Mental TrainingScacchi? Si..si..proprio loro! E lo sapete perché? Nello Sport Coaching, come nella vita, bisogna fare come su una scacchiera…… Pensare tre mosse avanti!!!!

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2013
Aprile
17
Mer

Vedere cose situazioni eventi da diverse angolature, conferisce energia "nuova"La capacità di vedere le cose da diversi punti di vista è uno degli “strumenti” più efficaci  che uno SPORT COACH può condividere con i suoi assistiti.

Vedere cose situazioni eventi da diverse angolature, conferisce energia “nuova”.

Ho scritto in passato sull’uso del focus.

Di quanto spostare l’attenzione sia spessissimo la discriminante fra una decisione giusta e una sbagliata, fra un successo e una sconfitta.

Ho chiesto ai miei giocatori di farlo prima di una partita che stampa e addetti ai lavori avevano omologato come scontata…

Mi ero già giocato con successo la carta “Bannister” in una situazione analoga, in occasione di una partita con gli stessi presupposti qualche settimana prima, ed ero alla ricerca di un messaggio altrettanto potente.

La storia recente di questa squadra fatta di innumerevoli successi in campo nazionale e di passi da gigante nel ranking europeo era stato il “tormentone” di tutti i giorni precedenti alla mia coaching che si è svolta in albergo la sera prima della gara.

Avevamo già applicato lo strumento FOCUS, relativamente al DOVE, ci mancava una applicazione pratica sul QUANDO.

Creo lo spartito con 2 note : “Tempo” e “L”

Premesso il grandissimo rispetto del pedigree degli avversari, chiedo loro di “realizzare”che comunque le informazioni sono riferiteal PASSATO, provengono da fonti lontane da “NOI”  (parola chiave e significativa nel nostro percorso) ed è una ulteriore opportunità per allenare la capacità di focalizzarsi sull’ “ORA”(altra àncora collettiva) , strumento per noi spesso vincente sia come squadra che individualmente; quindi rinforzo il messaggio con questo significativo video.

Proseguo disegnando una grande L e “marcando” 2 punti, uno a sinistra della lettera, l’altro “sovrapposto”.

Quello a sinistra rappresenta il PASSATO e quindi la L acquisisce il significato di LOOSER (perdente), la sovrapposizione il PRESENTE, quindi LEADER.

Avevamo già utilizzato questa forma in occasione del punto di vista spaziale, cioè sul dove, a parità di meccanismo la novità era rappresentata dal QUANDO, richiamando il valore assoluto del “NOW”.

Cavalcando la prevalente provenienza USA, azzardo la chiusura con questo video

Vittoria sull’ allora URSS considerata IMPOSSIBILE!

Durante il riscaldamento pre partita un giocatore, mi chiede: “come si chiama quel tipo del record?”, rispondo : ”BANNISTER”. Lui: “ ho intenzione di ripetermelo spesso durante la partita”.

Un altro mi sussurra nell’orecchio: “NOW!”…

Curiosi sul risultato? :)

Andrea CannavacciuoloDi Andrea Cannavacciuolo

 
2013
Marzo
18
Lun

Se sono ROSE… fiorirannoLe ROSE di cui si parla nel titolo a dir la verità sono solo un gioco di parole, sì, perché si parla di ROSEDerrick Rose, stella Nba dei Chicago Bulls e più giovane giocatore di sempre ad aver vinto il premio di MVP.

Derrick ha subito 10 mesi fa un grave infortunio al ginocchio sinistro: rottura crociato anteriore e negli States il suo stato di forma ha assunto i contorni della telenovela sui media.

In questi giorni i medici gli hanno dato il via libera, ma lui ha dichiarato:

  • In questo momento potrei fare tutto, ma per riuscirci devo riacquistare fiducia. Sto cercando di tornare alla normalità: capirò di essere pronto soltanto quando scenderò in campo senza pensieri e la mia reazione sarà quella giusta.

Ha aggiunto:

  • Se rientrassi prima del previsto e succedesse qualcosa, tutti mi chiederebbero perché ho preso questa decisione: di conseguenza ho deciso di prendermi il mio tempo per essere pronto, perché tornerò soltanto quando sarò al 100%.

Di basket so pochissimo… quello che so è che mi appassiona da pazzi e questo ragazzo è decisamente uno dei miei preferiti: un campionissimo, idolatrato… ma che ogni giorno a testa bassa si allena e ci dà dentro come un pazzo.

Un campione però è molto di più del sudore, è soprattutto CERVELLO… nel capire che per giocare, NON BASTA il fisico, ma serve la mente e lì purtroppo non c’è nessun test medico che ti può dire “Ok, sei pronto” o “No, non lo sei ancora… lavora su questo aspetto”.

Conosce le sue sensazioni, le sue dinamiche mentali. Sa che ad ogni situazione è connesso un suo dialogo interno, delle sue immagini, dei suoni e delle sensazioni… tutte cose che sta pian piano ricreando con l’allenamento fisico mixato con quello mentale.

Probabilmente lo fa a livello inconscio… ed è proprio qui che nasce il Coaching: nell’estrarre queste dinamiche di eccellenza e renderle fruibili anche a chi non ha chiaro che lo può fare, a chi pensa che “il bottone rosso” non sia dentro di sé… ma altrove.

È esattamente questo che fa Livio Sgarbi e tutto il team dei Coach Ekis durante “Impara Dai Campioni – The Challenge”.

Ho trovato questi due video: a volte si spendono milioni e milioni di Euro nel creare effetti speciali, nell’inventare storie… il tutto per la pubblicità. Poi scopri che la realtà è molto più sensazionale e… VENDE DI PIÙ.

In bocca al lupo D. Rose ;-)…

Keep running

Giuseppe MontanariDi Giuseppe Montanari

 
2013
Marzo
12
Mar

Sport Coach fin da giovaniCiao a tutti, come vanno le cose? Se la risposta è..”Ma si dai, più o meno come al solito. Fra alti e bassi.”, allora sarà il caso di incominciare a cambiare qualcosa.

Beh…direte voi, nemmeno due righe e già ci chiedi di cambiare? Va bene che fai lo SportCoach, ma così ci sembra esagerato!!

Forse avete ragione. Ricominciamo.

Ciao a tutti, come vanno le cose? “Beh…la solita roba. Ne bene bene, ne male male.”, e vabbé ma allora lo fate a posta!! Che vuol dire…”come al solito”…”la solita roba”…Ohhhhhh, ma quante volte ve lo dobbiamo dire che facendo le stesse cose si ottengono sempre gli stessi risultati?!

Ormai è tanto che leggete di Mental Training!!

E non mi pare che siano strepitosi se l’idea è : “Fra alti e bassi” o “Ne bene bene, ne male male”.

Mica sarete diventati degli abitudinari????

Qualcuno potrebbe dire…: ”Che c’è di male ad essere degli abitudinari?”.

Ah, niente! Se l’abitudine è quella di incasellare un successo dietro l’altro, continuate pure così.

Allora avete assolutamente bisogno di un Coach per lavorare un pochettino sull’entusiasmo e la gioia di vivere.

Non mi pare di aver mai sentito Federer  di qualche anno fa, o  Shumacher dei tempi d’oro dire…..:

- ”Ma si… che vuoi, le solite cose. Ho appena vinto il ventesimo trofeo consecutivo, è un periodo un po’ così, vediamo in futuro. Magari mi ha solo detto cu….emmm, fortuna.”

Questo per chi non lo avesse ancora capito è l’anno buono!!!! Buono per tutto, lasciate perdere chi vi dice che bisogna stare col profilo basso, che c’è la crisi, che bisogna accontentarsi, che magari è il caso di allentare un po’,e che fra un paio di anni tutto girerà meglio……

Fra un paio d’anni?! Il momento è adesso.

Mente aperta e sensi proiettati fuori della nostra testa, l’idea giusta potrebbe essere in ogni dove.

E per quello che vi sto per dire è andata proprio così….

Quindi penserete voi:

- ”Tutto questo per dire cosa? Che sarebbe il caso di cambiare se le cose vanno così così? Che se  non siamo degli abitudinari del successo sarebbe il caso di non essere degli abitudinari? Che i campioni sono entusiasti dei loro periodi top?, Che durante le crisi si possono ottenere grandi benefici tenendo le antenne ben dritte sopra la testa? Che l’idea buona è proprio dietro l’angolo, basta avere il coraggio di voltarlo?.....Manca soltanto…. Non ci sono più le mezze stagioni;  si stava meglio quando si stava peggio;  chiusa una porta si aprirà un portone; e la sagra delle banalità è bella che servita!!!!

Tranquilli adesso ve lo servo io un bel piatto di Coaching caldo caldo, tutto quello che ho scritto finora era per creare un po’ di aspettativa. E comunque qualche bel concettone lo abbiamo snocciolato…no?? Ok…ok…la smetto!!!

Cosa ne pensate però del titolo? “Abitudini vs Routine”. Non è interessante?? Si, vero?

L’ho pensato anche io quando un paio di settimane fa di ritorno da Milano in treno, mi è caduto “l’orecchio” sulla telefonata non proprio sottovoce di un signore che stava raccontando il torneo di tennis del figlio del giorno prima.

Il Coach: una vera “guida”!!Visto l’argomento, l’occasione era troppo ghiotta per non origliare. E alla frase…:

- ”E poi questi allenatori che gli fanno una testa così…con tutte queste stupidaggini sui “rituali” prima di andare al servizio! Da che mondo è mondo le abitudini, più o meno buone ce l’hanno tutti.

E che sarà mai se uno fa prima una cosa o un’altra. E poi se ha l’abitudine di mangiare qualcosina fra un game e l’altro, mica sarà la morte di qualcuno?!?!”.

Quale miglior occasione per fare una chiacchierata con “l’illuminato” genitore, sulle “Routine” e sulle “Abitudini” del figlio.

Da Sport Coach, mi sembrava giusto capire se fossero funzionali o meno, e in che modo gli allenatori di turno stessero lavorando su queste cose.

Pochi minuti ancora e avrebbe attaccato.

- “Salve!!”….Esordisco con un sorrisone facendo notare con la mano che il mio posto è quello alla sua destra. (naturalmente cosa non vera, ma tanto prima di Firenze non ci sono più fermate).

- “Prego si accomodi.”…E spostando sciarpa e giornale mi lascia accomodare.

- “Non ho potuto far a meno di sentire che suo figlio fa il tennista.”

- ”Mi scusi, forse stavo parlando a voce un po’ alta. Si, niente di che, è alle prime armi, ma dicono che è promettente.”

- “Aaah….Un nuovo Nadal.”  Aggiungo io, e subito dopo.

- ”Mi presento, mi chiamo ecc..ecc……..e mi occupo di allenamento mentale”.

E il signore:

- “Fa lo psicologo dello sport?”

(Eccone un altro. Oh ce ne fosse uno che dice..”Fa il Mental Coach?”).

Comunque per farla breve gli spiego cosa vuol dire fare il Mental Coach, e amabilmente mi addentro verso l’argomento che mi interessava di più.

- “E quindi fa sempre tutte queste cose prima di andare a giocare?”

- ”Siiii….E’ un metodico. Quasi maniacale. Beh…Veramente lo era. Questa serie di cose che le ho elencato non andava bene al maestro e quindi adesso non le fa più.”

Interessante. Il figlio da come lo descrive sembra un Metaprogramma Dettaglio, che prima di andare a giocare fin da quando era più piccolo (adesso ha quasi 16 anni), è sempre stato solito mangiare le stesse cose, preparare meticolosamente la borsa, la racchetta, pulire le scarpe, e anche quando arrivava al campo aveva una serie di “abitudini”, come le chiama il padre, che lo mettevano nella migliore condizione mentale. Ed oltretutto i risultati sul campo sono sempre stati ottimi.

- “Da quando ha perso queste abitudini lo vedo anche meno voglioso, soltanto che adesso iniziano i tornei che contano. Quelli dai 16 anni in su sono i più importanti!!”.

Io ero veramente incredulo, e quindi mi sono permesso..:

- ”Scusi ma viste queste cose perché non ha consigliato a suo figlio di riprendere queste “abitudini”?”

- ”E io ci ho provato. Ma la risposta è stata che quelle sono soltanto delle scaramanzie, e che il maestro gli ha detto che non servono. Quello che deve fare è copiare il “Rituale” dei grandi campioni, come Djokovic o Sampras”.

Avete capito quel genio del maestro, invece di indirizzarlo sull’ottimizzare quella che era praticamente la sua “Routine” pregara, che di sicuro doveva magari  ottimizzata ma non cancellata, e che funzionava benissimo nel mettere Marco (il nome è di fantasia) nello stato migliore per recarsi all’allenamento, gli ha stravolto la vita convincendolo che quello che faceva lui erano scaramanzie, e che invece aveva bisogno di un “rituale”. Ma non suo! Bensì di qualcun altro.

- “Mi scusi, ma la cosa si fa interessante. Quindi in cosa consiste il rituale di suo figlio adesso.”

- “Ah…beh, basta che lei guardi un match di Djokovic e non si può sbagliare. Praticamente è uguale. Pensi che ha imparato a copiarlo anche nel più minimo atteggiamento, ogni dettaglio è perfetto.” (Che vi avevo detto, attentissimo hai dettagli!!) “Il problema è che l’unica cosa che non copia sono i risultati.”

- “E il maestro cosa dice? In fondo questo cambiamento lo ha voluto lui.”

- “Che si distrae. Che è poco motivato. E che sembra quasi che non gli importi più tanto come prima il Tennis.”

Capito il furbone, non gli è mica venuto in mente che magari tutto quello che faceva prima Marco servisse per farlo entrare nella modalità giusta. Noooo….!! Erano scaramanzie disfunzionali.

Mentre il copiare per filo e per segno la “Routine” di un campione, e per lui che è attentissimo hai dettagli è stato facilissimo, che però non ha niente a che vedere con la mente del ragazzo, è stata una mossa da guru del Tennis.

Ma non è mica tutto!! Sentite…sentite….:

- ”Poi, ed è quello che stavo dicendo prima al telefono, mio figlio da questo torneo ha ricominciato a fare delle cose che faceva prima, durante il cambio di campo fra i vari Game. E il maestro lo ha ripreso perché quello interrompeva il rituale. Ma che vuoi interrompere che non mette più una palla in campo.”

Particolare troppo ghiotto per non indagare…:

- ”Scusi ma lei lo sa perché Marco ha ricominciato a fare le cose di prima anche se sporadicamente?”

- ”Veramente non glie l’ho chiesto. Penso che gli mancassero. Comunque il problema non si pone, perché ha promesso al maestro che non lo farà più!!”

Ricapitolando:

1) Marco era solito fare sempre le stesse cose fin da piccolo prima di andare a giocare.

Nella chiacchierata è venuto fuori che aveva delle abitudini, che noi chiameremmo “Routine” o “Rituale”, anche durante le partite  che nessuno gli ha insegnato. Le faceva e basta.

Però sempre nello stesso ordine tutte le volte.  La sua capacità di apprendimento era altissima,

ed anche negli incontri i risultati arrivavano, tanto che era diventato uno dei migliori 15 giocatori italiani sotto i 15 anni.

2) Il “Maestro” lo convince che tutto quello che faceva erano soltanto delle inutili “scaramanzie”,

e  oltretutto  disfunzionali. Quindi le eliminano e le sostituiscono con tutta la “Routine” pregara, ed in gara, di Djokovic.

Il gioco, stando al padre, ha avuto una involuzione e i risultati hanno iniziano a non arrivare più.

3) Tutto questo viene giustificato dal maestro in una poca motivazione di Marco, che sempre più spesso è svogliato e si distrae. Al padre, il maestro, avrebbe anche detto che di sicuro ha messo gli occhi su qualche ragazzetta e che è per questo che sta con la testa fra le nuvole.

4) Marco ricomincia a fare qualcosa del passato, probabilmente perché ne sente il bisogno, o perché si rende conto che deve cambiare qualcosa. Il maestro si arrabbia perché questo gli interrompe il “Rituale” certosinamente copiato e applicato.

5) Marco confessa al padre che finirà la stagione, ma avrebbe intenzione di smettere.

E adesso veniamo a noi. Cosa ci insegna tutto questo?  Che non bisogna cambiare?? Che le “Routine pregara” studiate e programmate sono inutili?? Che è meglio lasciare che il giocatore segua il suo istinto??

Assolutamente no!! Ci insegna che tutto quello di cui parliamo in ogni articolo, va trattato come una cosa seria e professionale. Perché lo è!!!! Nel caso di Marco il suo maestro, oltretutto sono andato a cercarlo su internet è pure molto quotato, ha operato con leggerezza, andando ad intervenire in modo incompetente su una strategia funzionale, e oltretutto installandone un’altra, in modo grossolano, estremamente depotenziante.

Le “Routine” e i “Rituali” sono cose estremamente importanti che non riguardano soltanto atteggiamenti esterni, o abitudini visibili a tutti, hanno delle loro corrispondenze interne.

Parte del processo, se non tutto, è legato a cose fatte nella mente.

Quindi quando si copia la “Routine” di un campione, semplicemente rifacendo quello che tutti possono vedere, non si sta copiando un bel niente!! Perché non stiamo estraendo la Strategia, stiamo soltanto rifacendo quello che vediamo esternamente.

Ma tutti i processi mentali, che sono parte integrante di quelli esterni sono a noi sconosciuti.

In questo caso “Abitudini di Marco” battono “Routine del Maestro”:  6-0/ 6-0/ 6-0


William FioraniDi William Fiorani

 
2013
Marzo
04
Lun

Fare il proprio sport o essere il proprio sport.Fare il proprio sport o essere il proprio sport.

Mi sento di sintetizzare così, la profonda differenza che nella mia esperienza di atleta, allenatrice e mental coach ho spesso riscontrato in noi amanti e appassionati di sport.

Nasce subito la domanda, e sappiamo quanto le giuste domande siano importanti: cosa fa la differenza tra l’atleta che fa il proprio sport e l’atleta che è il proprio sport?

Mettendo assieme le tante tessere del mosaico, sento di poter dire che l’essenza vera dell’atleta che è il suo sport e non si limita a fare il suo sport è caratterizzata da respons-abilità, autonomia e libertà.

L’esperienza sul campo mi ha dimostrato che questo assioma trova conferma a tutti i livelli e fa la differenza.

In ottobre, dallo spunto di un lavoro di sport coach che mi trovavo ad affrontare, avevamo toccato la tematica delle “due personalità al cancelletto di partenza” e ci eravamo lasciati con la promessa di riaggiornarci verso fine stagione.

Ho imparato molto da questo atleta, con tutta sincerità vi dico che i ruoli si sono quasi invertiti e che l’esperienza è stata illuminante.

Non è possibile, in poco spazio, condividere i tanti stimoli emersi e sviluppati, mi sento di volervi trasmettere almeno un piccolo prontuario di mental coaching e una sintesi del percorso.

Per svariati motivi non sono stata in grado di seguire questo atleta sul campo e con le sport coaching come avrei voluto. Consapevole della sua immensa passione, motivazione, capacità di analisi e di feedback, ho proposto un percorso ove lui sarebbe stato l’assoluto protagonista di sé stesso, anche come sport coach.

Dopo una prima trasmissione di strumenti base di mental coaching, lui ha lavorato sul campo in assoluta autonomia e questo suo immane lavoro lo abbiamo accompagnato con momenti di confronto e di approfondimento di sport coaching, senza tuttavia inserire grandi tecniche pratiche.

Ciò che si voleva risolvere in prima istanza era lo stato d’animo assolutamente depotenziante,caratterizzato dapalpitazioni, gambe prive di energia, agitazione (i famigerati“farfalloni nella pancia”) e tanto altro, che l’atleta viveva prima della gara e che ovviamente inficiava ogni sforzo e ogni tentativo di esprimere al meglio la sua sciata.

Vi riporto in sintesi quello che è stato il suo percorso.

I primi lavori sulla fisiologia e sul linguaggio(si diceva: “Stai tranquillo, calmati, andrà tutto bene, ..”) non si sono rivelati così efficaci e la sensazione più evidente faceva emergere comeil suo stato d’animo negativo si rafforzasse proporzionalmente alla resistenza che gli opponeva.

Ha deciso così di cambiare strategia, rivolgendosi direttamente allo stato d’animo come fosse una persona e dicendo testualmente: “Mi arrendo, hai vinto tu, fai pure di me quello che vuoi, MA sappi che io ora penserò solo a come entrare in curva, a come gestire le traiettorie, a come traslare verso la nuova direzione.”

Questo efficace dialogo direttogli ha permesso di aprire un varco verso le sue risorse, dirigendo altresì il focusagli aspetti prettamente tecnici su cui lavorare.

Tutti i tempi morti tra una discesa e l’altra non si sono più caratterizzati da ansia e tensione, ma si sono trasformati in ulteriori momenti di massimizzazione della prestazione, permettendo di perfezionare ulteriormente il gesto tecnico, la tattica e tutti quei fondamentali aspetti che influiscono sulla propria eccellenza.

Lui era convinto che fisiologia e linguaggio non fossero stati efficaci; in realtà, non era il cosa, ma il come a non produrre i risultati sperati. Una volta registrato anche il come, tutto si è liberato.

Ha sconfitto una forza depotenziante, abbandonando il terreno della conflittualità per reindirizzare la totalità delle sue risorse verso il cuore tecnico del gesto atletico.

Sempre riprendendo le considerazioni dell’atleta-coach: “Una volta che ho cessato di resistere al mio stato d’animo negativo abbandonandomi ad esso e dicendogli direttamente “fai quello che vuoi”, perché io avevo aspetti importanti della mia tecnica da perfezionare, è come se lui si fosse disinteressato di me, come se gli avessi tolto il nutrimento, ed io ero libero di dedicarmi totalmente al creare gli automatismi e quindi all’importantissima ripetizione del gesto tecnico che si è via via rivelata sempre più entusiasmante e divertente. Il gesto tecnico, pur ancora non perfetto, che prima vivevo come limite e motivo di ansia, è divenuto lui stesso mio alleato, in quanto ora la mia attenzione era esclusivamente su ciò che di esso mi trasmetteva sensazioni positive, sia visive che auditive che cinestesiche. Ogni occasione era utile per immagazzinare tutto questo “bel sentire”, ancorandolo, e da lì traevo nuova energia per mantenere l’ascolto anche sugli aspetti ancora da migliorare, ma ora con uno sguardo e un sentire di coach. L’immensa energia che prima era negativa e di freno si è trasformata in una fonte infinita di autoricarica.Lo stato d’animo negativo è come l’acqua che fluisce e che per sua natura tende a riempire gli spazi lasciati vuoti, se riempio quegli spazi con qualcosa di più utile per me, l’acqua automaticamente fluirà altrove.”

Fatto il primo passo, il meccanismo spesso comincia a sgretolarsi e il lavoro, pur sempre fondamentale, diventa più facile, anche perché si arricchisce di sensazioni positive, di soddisfazioni e divertimento.

Questo atleta, partendo da una piccola base di mental coaching, ha sperimentato e scoperto da solo tanti suoi segreti,divenendo il miglior sport coach di sé stesso,soprattutto nell’aver fatto sual’essenza vera dell’atleta che è il suo sport, ossia la respons-abilità, l’autonomia e la libertà. Su questo fondamento, ora un percorso condiviso con il suo mental coach può dare risultati esponenziali. (guarda questo video)

Ho guardato con occhi e orecchie da sport coach i mondiali di sci alpino e ripensando a certi atteggiamenti e dichiarazioni di Ted Ligety, Marcel Hirscher e Tina Maze, che quest’anno hanno avuto una stagione strepitosa, credo che a tutti i livelli la differenza la facciano alcuni aspetti.

Ecco un’idea del decalogo del vincente:

1) AUTENTICO ASCOLTO di sé: sei tu che senti, vedi, ti percepisci, e che ti conosci meglio di chiunque altro, il coach e l’allenatore sono tuoi alleati, ti possono aiutare, ma sei tu che fai la differenza, lavora per essere protagonista di te, anche dedicandoti degli allenamenti in autonomia e solitudine, per allenare l’ascolto e il coach che è in te;

2) avere un OBIETTIVO chiaro, coerente con ciò che è importante per te e legato ad unperché, ad uno scopo;

3) FARE UN PRIMO PASSO verso quell’obiettivo ed eventualmente porsi delle tappe intermedie, ricordandosi chenulla è impossibile se suddividi la sfida in piccole parti;

4) essere consapevole che qualsiasi atteggiamento e/o comportamento, anche il più disfunzionante, ha uno scopo positivo o lo ha avuto in passato; CAPISCILO E TROVA UNA STRADA DIVERSAper soddisfarlo, quella strada che per te ora è espressione di benessere;

5) AGISCIcon flessibilità e resilienza;

6) conosci e governa la forza dei tuoi pensieri e delle tue convinzioni, partendo da quella che ti rende consapevole che TUTTE LE RISORSE SONO GIA’ DENTRO DI TE, devi solo imparare ad attingervi nel momento giusto, ad incanalarle e valorizzarle;

7) ogni ERRORE E’ UNO STRAORDINARIO COACH, sta a te viverlo come tale e imparare il meglio da esso;

8) condisci il tutto di DIVERTIMENTO;

9) costruisci ed alimenta la tua AUTONOMIA e RESPONS-ABILITA’, pur valorizzando l’importanza del confronto e della collaborazione;

10) VIVI nel QUI e ORA, pur imparando dal passato e progettando i sogni futuri.

Tiziana De MartinDi Tiziana De Martin

 
2013
Febbraio
26
Mar

Phil Gani, un campione di coaching e condivisioneDecido per il “diario”. Mi accingo a ripetere alcuni concetti dell’ultimo mio articolo “allenamento full time nel team” arricchendoli di particolari e soprattutto di una storia.

L’esperienza di MENTAL COACHING che sto vivendo con staff e giocatori della Virtus Roma sta suscitando curiosità e attenzione nell’ambiente del Basket e non solo.

Ho continue richieste di notizie, di informazioni e dettagli e nel contempo possibilità di scambiare esperienze con colleghi, scrittori, avere contatti con personaggi di livello straordinario.

Come vi ho già scritto, le domande più frequenti sono: Cosa fai? Cosa fate? Ti seguono? Dove inserite gli incontri nel planning settimanale e quanto durano?

A tutti rispondo con piacevole pazienza, dovizia di particolari e soprattutto evidenziando la ormai conclamata condivisione di ruoli e di apporto all’interno del “sistema”.

Il preambolo indispensabile è almeno un accenno su alcune linee guida che insieme abbiamo sottoscritto, sposato, al principio del nostro cammino, del nostro viaggio.

Abbiamo individuato tutti i possibili atteggiamenti dispersivi e del loro contraltare produttivo, l’importanza dell’ uso del focus, di dove e quando mettere l’attenzione.

Ci siamo “riprogrammati” individuando punti deboli nel self talking di ognuno e nelle credenze, condividendo dettagli e sensazioni.

Traiamo energia dal rumore: indipendentemente dal fatto che sia avverso o a favore (parola chiave DESPITE).

Familiarizziamo velocemente con spogliatoi e palazzetti ospitanti (espressione: THE CRIB IS EVERYWHERE) (CRIB letteralmente “culla” è una espressione in slang rafforzativa del concetto “casa”).

Trasformiamo possibili giudizi in rilievi/consigli.

Ormai “attivati” e “sensibili” riconosciamo e riportiamo nelle riunioni, modelli di comportamenti vincenti.

Consideriamo supremo il giusto “FEELING”, abbiamo deciso che è un tesoro da salvaguardare in quanto unico terreno fertile su cui poter impiantare i semi dei risultati che vogliamo ottenere e lavoriamo costantemente sulla consapevolezza che l’acqua che irrora questo campo è un atteggiamento congruente con l’emozione che il raggiungimento del traguardo può dare.

Abbiamo foto, simboli, filmati, parole chiave di gruppo e personali che ci ancorano a certi stati d’animo

Abbiamo chiari degli obiettivi di squadra, li ricordiamo continuamente arricchendoli di dettagli di volta in volta. Succede spesso che qualcuno richiami il forte gancio tra l’obiettivo personale e quello del team.

Monitoriamo costantemente la road map, la tabella di marcia e ci impegniamo a “elicitare” il meglio da ogni tappa.

Tanta roba :-)!

Chiudo raccontando l’ultima “coaching” di squadra. Credo possa dare un’idea del grado di metabolizzazione e padronanza dei “nuovi strumenti”, del livello di corresponsabilità, e che permetta di accedere al “profumo” del loro spogliatoio, usuale teatro dei nostri incontri.

Dovevamo trarre “esperienza” da 2 sconfitte consecutive, e soprattutto presentare la “strana” riunione a un nuovo giocatore inserito nel gruppo 24 ore prima.

Ho affidato pennarello e computer a Phil Goss, un giocatore esperto, dotato di forte leadership e molto coinvolto nel progetto coaching.

In settimana Phil mi aveva parlato a più riprese della fiducia incrollabile che ha nel gruppo, nelle risorse e nelle possibilità e della pulsione a trasmettere tutto questo agli altri. Gli ho detto che oltre a proseguire nel suo già esemplare comportamento aveva un altro sistema per comunicare tutto questo ai compagni: cedermi il suo posto a sedere nello spogliatoio e condurre lui lo sharing settimanale.

Si è presentato con “professionale” anticipo e munito di un video da lui stesso “tagliato”!

In una vita di “sport vissuto” a tutti i livelli, dal volontariato/dilettantismo fino al professionismo top level, ho visto e sentito innumerevoli giocatori, allenatori, manager, parlare di “lavoro duro = medicina”, di “guardarsi negli occhi”, di “far quadrato” e tante altre espressioni verbali inflazionate e per la verità raramente efficacissime.

Phil, oltre a riportare l’attenzione sugli obiettivi scrivendoli, dopo aver abbandonato il pennarello e il mouse, si è interposto tra noi e il video e ha comunicato usando tutto il corpo, gli occhi.

Con enfasi, trasporto e congruenza ha parlato di  SACRIFICIO, PASSIONE e AMORE per il basket…

Lo sguardo del giocatore ultimo arrivato è la risposta al tutto…

Andrea CannavacciuoloDi Andrea Cannavacciuolo

 


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Maglie, Pettorali e MEDAGLIE di ragazzi che hanno usato tanto Mental Coaching e tantissimo CuoreSto scrivendo dal mio albergo di NY, dove sinceramente non vedevo l’ora di arrivare! Perché? Bè, oggi ho appena finito la ING New York City Marathon e sono veramente a pezzi.

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Il mental coaching per ritrovare la motivazione mentalePer questo articolo ho preso spunto da una sessione di Mental Coaching durante la quale mi è stato chiesto un lavoro specifico riguardo alla perdita di motivazione. Come diceva il grande maestro Oogway (Kung Fu Panda) “il caso non esiste”... quindi ti racconto come, nella mia esperienza, ho lavorato con atleti riguardo a questa tematica.

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Lunedì, 28 Giu 2010

Juninho Pernambucano, specialista delle punizioni, forse ha utilizzato il mental coachingCome promesso nell’articolo precedente, sono ad illustrarvi un’applicazione concreta di come il mental coaching e l’anticipazione mentale del successo possono farti sfruttare al massimo un calcio di punizione.

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2010
Aprile
12
Lun
Lunedì, 12 Apr 2010

Lavorando in ambito golfistico so che la capacità di visualizzare per chi gioca a golf (ma vale anche per gli altri sport) è di grande importanza!

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2010
Agosto
31
Mar
Martedì, 31 Ago 2010

Inter Campione d’Europa 2010 e Campioni di Mental CoachingCiao a tutti sono Danilo, con questo mio primo articolo del blog vi parlerò di come i grandi campioni utilizzano (consciamente o inconsciamente) tecniche di Mental Coaching per raggiungere grandi e grandissimi risultati.

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2010
Novembre
16
Mar
Martedì, 16 Nov 2010

I campioni del Mondo di Show Dance Production 2006 insieme al loro mental coach Alessandro MoraSe dovessi pensare ad una delle attività più comuni che gli sportivi fanno il giorno dopo la gara, probabilmente direi “comprare la Gazzetta dello Sport” (o qualunque altro giornale che parli della loro prestazione del giorno prima) oppure guardare i commenti su internet! :-)

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2011
Settembre
12
Lun
Lunedì, 12 Set 2011

I Navy Seals utilizzano tecniche di Mental Coaching per superare le prove più dureMi rendo conto che il titolo sia molto forte, ma grazie al mental coaching, sto diventando un attento osservatore delle dinamiche della nostra mente e credo fortemente che nella maggior parte dei casi sia davvero così: FATICA FISICA = BULLSHIT!

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2010
Ottobre
19
Mar
Martedì, 19 Ott 2010

Incredibile coreografia del Barça, fatta da uno Sport CoachOggi mi rivolgo agli allenatori, che spesso svolgono anche il ruolo di Sport Coach.

Una veloce premessa: non parlerò né di tecnica né di tattica, tu allenatore sei sicuramente molto più preparato di me.

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