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Come superare la paura della critica e del giudizio: parola al mental coach
Martedì 16 Novembre 2010

I campioni del Mondo di Show Dance Production 2006 insieme al loro mental coach Alessandro MoraSe dovessi pensare ad una delle attività più comuni che gli sportivi fanno il giorno dopo la gara, probabilmente direi “comprare la Gazzetta dello Sport” (o qualunque altro giornale che parli della loro prestazione del giorno prima) oppure guardare i commenti su internet! :-)

Uno degli aspetti di cui, da mental coach, mi occupo frequentemente nelle sessioni di sport coaching è proprio la “paura” della critica e del giudizio degli altri.

Molti atleti (soprattutto professionisti) fanno una fatica enorme a gestire queste due “bestie” ed alcuni finiscono per diventarne “schiavi inconsapevoli”. ATTENZIONE BENE: quando le critiche e il giudizio degli altri (stampa, pubblico, commentatori, ecc.) arrivano ad influenzare il nostro stato d’animo e i nostri comportamenti, è arrivato il momento di fermarsi un attimo e riprendere in mano la situazione!

Vado diretto: se il tuo stato d’animo alla fine di una gara dipende da ciò che le persone ti dicono o da ciò che pensano di te... tanti auguri: sarai destinato a starci male parecchio! Ti ripropongo una storia che ho pubblicato qualche tempo fa sul mio blog www.pnlekis.com e che rappresenta in modo perfetto come la penso a riguardo. Leggi con attenzione...

C'era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino. Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo. Così partirono tutti e tre con il loro asino.

Arrivati nel primo paese, la gente commentava: "guardate quel ragazzo quanto è maleducato... lui sull'asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano". Allora la moglie disse a suo marito: "non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio". Il marito lo fece scendere e salì sull'asino.

Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: "guardate che svergognato quel tipo... lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l'asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa”. Allora presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l'asino.

Arrivati al terzo paese, la gente commentava: "pover'uomo! Dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull'asino. E povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere! Allora si misero d'accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull'asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.

Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: “sono delle bestie, più bestie dell'asino che li porta. Gli spaccheranno la schiena”. Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all'asino.

Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: guarda quei tre idioti: “camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!”

Conclusione: se sei un atleta professionista (o anche un amatore) troverai sempre persone che ti criticheranno o che parleranno male di te. Il lunedì mattina al bar è pieno di ct della Nazionale e sicuramente “quel goal lì l’avrebbe segnato chiunque”... ma in campo non ci sono loro, in campo ci sono quei pochissimi che hanno fatto sacrifici e messo l’anima per arrivarci... e magari tu sei uno di quelli!

Se ci pensi, anche nella storia, le statue e i monumenti sono stati eretti in onore di chi ha fatto le cose e di chi si è messo in gioco... e quelle persone sono sempre state le più criticate!!! Beh d’altronde nessuno si metterebbe a criticare chi non fa nulla di particolare... guardala dal mio punto di vista: ti criticano perché sei speciale :-) non è più bello pensarla così???

Da atleta mi aiutava sempre dirmi: “quello lì che mi sta criticando così tanto, cosa combinerebbe al posto mio in campo?” E dopo aver sorriso a quell’idea tornavo a concentrarmi sul parere più importante di tutti: il mio!

Nel 2006 ho iniziato a lavorare come mental coach con la squadra che avrebbe rappresentato l’Italia ai campionati Mondiali di Show Dance (www.centrodanzalarosadeiventi.it). Durante la preparazione, ho spostato l’attenzione degli atleti su un concetto di fondamentale importanza (soprattutto per quelle discipline, come il ballo, in cui ci sono dei giudici di gara): la regola era che la loro soddisfazione (o insoddisfazione) avrebbe dovuto essere legata alla performance e non alle votazioni dei giudici.
L’obiettivo che ci eravamo dati era quello di scendere dal palco con la consapevolezza di aver fatto il meglio possibile con ciò che avevamo a disposizione: da quel momento in poi non era più un nostro problema, ma era il lavoro di qualcun’altro.

Non è stato facile farli allenare a questa mentalità, ma una volta innescato il meccanismo è stato molto più semplice aiutarli a gestire lo stato d’animo, evitando che il giudizio di qualcun’altro potesse danneggiare la loro autostima.

Una volta Charlie Chaplin disse: “Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere cosi come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore. La vita è come un’opera di teatro, che non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l'opera finisca senza applausi...”

In questi casi, soprattutto se sei un atleta professionsita, c’è un atteggiamento che aiuta molto: forse ti sembrerà strano all’inizio, ma sperimentalo. La prossima volta che qualcuno ti critica, ripetiti mentalmente “chissenefrega”... fai un respiro profondo, un bel sorriso e lascia andare... :-D

Alessandro MoraDi Alessandro Mora

 
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